La cappella e casa natia di Sant’Alfonso Maria dé Liguori

La Cappella fu edificata nel 1895, in stile revivalistico. Le finestre sono bifore.

Nel soffitto, affreschi nello stile di Raffaello, esemplare a Napoli di questo tipo di pittura.

L’altare maggiore, con marmi policromi pregiati e croce con fregi, risale al ‘600.

Il dipinto raffigura Sant’Alfonso in movimento verso il popolo.

L’affresco nel soffitto (Affresco raffigurante Angeli e Gloria dei Santi, in stile raffaellesco) raffigura le Virtù teologali e la Puritas, che è la virtù di Sant’Alfonso e di San Gerardo.

 

All’ingresso sulla destra troviamo altresì la Cappella di San Gerardo Maiella.

Il popolo marianellese ha sempre amato San Gerardo Maiella, missionario redentorista, discepolo di Sant’ Alfonso.

Le lampade rappresentano le varie province in cui si articolava la Congregazione.

E’ l’anno 1732, il papa è Clemente XII, quando a Scala, vicino Ravello, nasce la Congregazione del SS. Salvatore.

Alfonso Maria de’ Liguori, alla presenza del vescovo di Scala e del vescovo di Castellammare fonda il nuovo Istituto che prenderà successivamente il nome di Congregazione del Santissimo Redentore, al quale Gerardo aderirà con fervore.

 

La casa natìa

Il Fondatore dei Redentoristi, Maestro di sapienza e Dottore della Chiesa, nacque a Marianella, Napoli, il 27 Settembre del 1696, primogenito di Don Giuseppe de’ Liguori, capitano delle galere reali, e di Anna Caterina Cavalieri, dei marchesi d’Avernia.

Si racconta che S. Francesco de Geronimo, celebre predicatore gesuita, prendendo un giorno Alfonso in braccio abbia esclamato: “Questo bambino raggiungerà i 90 anni, sarà vescovo e farà grandi cose

per la gloria di Dio”.

All’età di sedici anni il nostro Alfonso era cavaliere. Ricevette l’anello di dottore, il berretto di giudice e la toga di avvocato. Ma nel luglio del 1723, all’età di 27 anni, Alfonso dopo aver patrocinato in un processo internazionale, deluso dalla corruzione di magistrati che aveva ritenuto integri, tolse la toga che aveva indossato, e lasciò per sempre il palazzo ripetendo: “Mondo ti ho conosciuto, addio tribunali”.

Un giorno, mentre stava prodigando le sue cure ai malati dell’ospedale degl’Incurabili di Napoli, udì una voce che gli disse, mentre il fabbricato pareva scosso dalle fondamenta: “Lascia il mondo: donati interamente a me”.

Tremante di emozione, il Santo esclamò: “Signore, ho resistito troppo alla tua grazia. Eccomi: fa di me quello che ti piacerà”. Entrò nella chiesa dei Mercedari, fece il voto di rinunciare al mondo e, come pegno della sua promessa, depose il suo spadino di cavaliere sull’altare della Vergine.

 Alfonso si fece mediatore di cultura per il popolo, trattando contenuti altissimi in stile semplice, chiaro e brillante.

Si dedicò in modo particolare ai ceti più umili. Compì innumerevoli missioni nelle campagne e nei paesi rurali e si prodigò in un intenso apostolato nei quartieri più poveri di Napoli, per offrire ai più bisognosi pari opportunità di libertà e dignità umana, per istruirli, educarli e recuperarli. Dal 1727, organizzò le Cappelle Serotine, frequentate assiduamente da artigiani e da “lazzari”, che si radunavano la sera, dopo il lavoro, per due ore di preghiera e di catechismo.

L’iniziativa si diffuse rapidamente e le Cappelle diventarono una scuola di rieducazione civile e morale. Quando morirà si conteranno 72 Cappelle con più di 10.000 partecipanti attivi. Nelle Cappelle Serotine, per meglio farsi comprendere, Alfonso usava il dialetto napoletano. A quell’epoca, le lingue più parlate erano il piemontese, il lombardo ed i dialetti regionali. Alfonso creò un toscano scritto, vivace e popolare.

 

La Cappella domestica della nobile famiglia de’ Liguori

In questa Cappella privata, si riuniva la famiglia in preghiera. Qui recitava Messa anche il Santo.

Tela raffigurante l’Immacolata e situata all’interno della Cappella di famiglia.

Innanzi a questa immagine si raccoglieva la madre di Sant’Alfonso, Donn’Anna, con i suoi figli.

Donna pia e devota, Donn’Anna influì molto sull’educazione religiosa dei figli, tanto che Sant’Alfonso ebbe spesso a dire “Tutto il bene che ho fatto lo devo a mia madre”.

 

Il Museo Alfonsiano. Opere ed oggetti in esposizione

I quadri, gli oggetti e le teche dove sono conservate alcune delle numerose opere letterarie che il Santo produsse in vita.

Sant’Alfonso scrisse 111 opere sulla spiritualità e sulla teologia. Nel 1753, scrisse il corso di Teologia Morale, opera monumentale che gli valse il titolo di Dottore della Chiesa.

Pensata come strumento per pastori e confessori, finì per unificare la morale della Chiesa.

Con il pensiero rivolto ai più semplici ne fece un riassunto che fu stampato in 118 edizioni.

Questo Bambinello fu regalato dalla mamma al Santo, quando era bambino. Passato poi ad una  nipote di Alfonso, suora di clausura, questa nascondeva le nudità del Bambino con dei  pannolini.

Le reliquie

Troviamo:  l’abitino della Madonna del Carmine ritrovato integro dopo la riesumazione della salma; le posate e un ossicino del Santo; la cannuccia usata per accedere al calice. Il Santo fu costretto da acuti dolori reumatici a restare con il collo piegato a causa della contorsione delle vertebre del collo.

La malattia lo aveva incurvato in tal modo che il mento toccava il petto, procurandogli una dolorosa ferita e costringendolo a bere dal calice attraverso una cannuccia.

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